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La speranza della famiglia   versione testuale
La racconta il cardinal Gerhard Ludwig Mueller in un libro intervista. In cui sostiene l’indissolubilità della famiglia

(Roma, 29 luglio 2014) – Mettere in chiaro le cose, in vista del sinodo della famiglia. Lo ha voluto fare il cardinale Gerhard Ludwig Mueller. Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, cioè dell’organismo vaticano che garantisce la corretta interpretazione della Parola di Dio, della Tradizione e del Magistero della Chiesa, Mueller si fa intervistare da Carlos Granados, direttore delle edizioni spagnole BAC, e risponde su temi come l’indissolubilità del matrimonio e il valore dell’istituto della famiglia. Il libro che ne è venuto fuori si chiama “La speranza della famiglia”, ed è pubblicato in Italia dalle edizioni Ares.
 
Come si spiega l’indissolubilità del matrimonio cristiano? Mueller lo spiega a partire dalla fedeltà dell’amore di Dio Padre per l’uomo. Si è portati per natura a costruire rapporti fecondi e durevoli perché siamo creati a immagine e somiglianza di un Dio che è Padre fedele nel tempo.
 
Dice Mueller: “Recenti indagini svolte tra i nostri giovani hanno confermato il fascino dell’ideale di fedeltà tra un uomo e una donna, fondato sull’ordine della Creazione. Anche se affermano di “credere” nel divorzio, la maggior parte tra loro aspira a una relazione fedele e costante, corrispondente alla sua natura spirituale e morale”.
 
Ancora: il matrimonio è immagine anche della relazione d’amore / donazione e offerta di sé tra Gesù e la Chiesa, motivo per cui l’approfondimento dell’amore avviene nella comunione tra gli sposi che è sintesi del loro venirsi incontro, donarsi l’uno all’altro, in antitesi a una concezione antropologica individualista che esalta il conseguimento del desiderio e dell’affermazione personali.
 
A questo riferimento il Cardinale sottolinea la grave ferita che una separazione matrimoniale provoca nei figli.
 
Mueller la chiama “povertà da orfani del divorzio”, che sono “i figli che debbono crescere senza i loro genitori, gli “orfani del divorzio”. Forse – dice - sono i poveri più poveri del mondo: sono i figli abbandonati non solo nei Paesi del terzo mondo, ma anche qui in Europa, nell’America del Nord, nei Paesi più ricchi. Questi “orfani del divorzio”, a volte circondati da molti beni, con molto denaro a disposizione, sono i più poveri tra i poveri, perché hanno molti beni materiali, ma sono privi di quello fondamentale: dell’amore oblativo di due genitori che rinunciano a sé stessi per loro. Le cose stanno così perché solamente i beni spirituali e non quelli materiali ci permettono di maturare e giungere con sicurezza all’età adulta”.
 
Mueller sottolinea che il matrimonio indissolubile “possiede un valore antropologico di primaria grandezza: sottrae la persona all’arbitrio e alla tirannia dei sentimenti e degli stati d’animo; li aiuta ad affrontare le difficoltà personali e a superare le esperienze dolorose; soprattutto protegge i figli. [...] Nella sua essenza, esso è dedizione e impegno. Nell’amore coniugale, due persone si dicono l’un l’altra, in modo cosciente e volontario: sei così importante per me, sei così unico/a per me, che voglio stare solamente con te e per sempre!”.
 
Come metterla con le persone divorziate risposate? “Il principale problema, presente nella Chiesa a proposito della famiglia, non è il piccolo numero dei divorziati risposati che desiderano accostarsi alla Comunione eucaristica. Il nostro problema più grave è il gran numero di battezzati che si sposano civilmente e degli sposati sacramentalmente che non vivono né il matrimonio né la vita matrimoniale in sintonia con la vita cristiana e gli insegnamenti della Chiesa”, dice Mueller.
 
Per questo, il cardinale invita a valutare caso per caso la validità di un matrimonio, specificando che nel tempo presente è quanto mai necessario se gli sposi si siano o meno accostati al sacramento con fede e consapevolezza. Ma avverte anche che l’indissolubilità del matrimonio ha valore dogmatico e che quindi “quando ci troviamo in presenza di un matrimonio valido, in nessun modo è possibile sciogliere quel vincolo: né il Papa né alcun altro vescovo hanno autorità per farlo, perché si tratta di una realtà che appartiene a Dio, non a loro”.
 
Afferma Mueller: “Il “principio della misericordia” è molto debole quando si trasforma in unico argomento teologico- sacramentale valido. Tutto l’ordine sacramentale è precisamente opera della misericordia divina, ma non lo si può annullare revocando lo stesso principio che lo regge. Al contrario, un errato riferimento alla misericordia comporta il grave rischio di banalizzare l’immagine di Dio, secondo cui Dio non sarebbe libero, bensì sarebbe obbligato a perdonare. Dio non si stanca mai di offrirci la sua misericordia: il problema è che noi ci stanchiamo di chiederla, riconoscendo con umiltà il nostro peccato, come ha ricordato con insistenza Papa Francesco nel primo anno e mezzo del suo pontificato”.
 
AGG - ilportaledellafamiglia.org
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